Sì è vero che con gli ideali e con il significato di ciò che facciamo non ci riempiamo la pancia e non ci paghiamo le bollette. E' un richiamo crudo alla concretezza della vita che mi è stato rivolto da alcuni studenti per sottolineare che le loro esigenze immediate sono di ben altro ordine. Non hanno torto. Ho risposto loro che non si può neppure riempire la vita di vuoto e finire per utilizzarlo come alibi per non curarsi di tutto ciò che porta senso alla nostra vita. Ma che ne è (o che ne sarà) di una società in cui pensare al senso della vita sembra un lusso?

Il significato di ciò che facciamo è una responsabilità precisa che ciascuno di noi si porta, non un'esigenza. Concentrarsi sulla ricerca del significato delle cose è qualcosa che va oltre noi stessi e le nostre vite proteso come un arco, verso le persone che amiamo. In definitiva l'amore, la compassione, la cura verso il prossimo e l'ambiente, le relazioni sociali e affettive che costruiamo sono gli unici elementi che attribuiscono valore alla vita. Non le bollette che paghiamo o il conto alla cassa del supermercato.

Malala Yousafzai è la ragazzina di 14 anni bersaglio (quasi mancato) di un recente attentato dei talebani in Pakistan. Piccola grande eroe di questo tempo sciagurato, che ha portato all'estremo la responsabilità delle sue convinzioni e delle sue idee di emancipazione per tutte le donne del Pakistan. La consapevolezza dei rischi che correva, amplificati dal rifiuto di ricevere la scorta di protezione della polizia, non le hanno impedito di battersi con il coraggio di un adulto per chiedere libertà di studio, libertà di espressione, libertà di giocare. Le sue parole ci offrono un esempio di grande coraggio e ci aiutano a risettare con fiducia i nostri obiettivi verso l'alto, il più alto possibile, fin verso le stelle. Magari verso una stellina di nome Malala, che in questi giorni sta lottando tra la vita e la morte.