Niki Lauda a Monaco ’77

Pochi giorni fa, attraverso un’associazione di idee collegate all’imminente gara di Formula Uno sul circuito di Monaco Montecarlo, mi sono chiesto perché sin dall’adolescenza Niki Lauda sia stato il mio eroe sportivo e il mio idolo. E' sorprendente scoprire come un'infatuazione sportiva dell’adolescenza conservi ancora oggi una radice così profonda. Alcuni aspetti del mio carattere come la precisione, la metodicità, la determinazione, la passione per la velocità, per la perfezione, per i dettagli sono tratti comuni che coincidono in gran parte con quelli di Niki. Ma se vogliamo, sin qui potrebbe trattarsi anche solo di una naturale coincidenza, di una particolare affinità elettiva basata su predisposizioni naturali del mio carattere.

In realtà c’è molto di più. La domanda di prima ne nasconde un’altra ben più importante: “Come mai a distanza di qualche decennio, Niki Lauda rappresenta per me ancora un modello, una fonte di ispirazione?” Oggi i tratti tipici del mio carattere sono gli stessi e con l’età molti di essi sono diventati dei punti di forza impagabili nel mio lavoro. Da quando ho iniziato a lavorare ho fatto dell’innovazione culturale la mia passione e la colonna sonora del mio percorso professionale.

Senza la pretesa di ricostruire la vita di Niki Lauda come campione e come uomo, ho provato a identificare alcune tappe particolari della sua vita con lo sguardo del consulente di strategie innovative: il risultato è sorprendente e rivela il profilo di un insospettabile innovatore. Al volante di un’auto da corsa o alla cloche di un Boeing o nel ruolo di imprenditore, Niki Lauda ha sempre dimostrato di saper anticipare i tempi, di avere il coraggio per fare cose che nessuno aveva mai osato prima, lasciando così la sua impronta nelle attività di cui è stato protagonista: la firma di un grande innovatore.

Alcune di queste tappe potrebbero ispirare storie, film o racconti ma per ovvi motivi di brevità sintetizzo al massimo concentrandomi sul significato innovativo di ciascuna di esse.

  1. Inizio carriera in controtendenza: la motivazione è tutto. Figlio di una famiglia ricca e benestante iniziò la carriera senza soldi in quanto il padre si opponeva alla sua passione per le corse. Per entrare nel giro giusto pensò bene di ipotecare la sua assicurazione sulla vita! Gli andò bene. Curioso notare come a differenza di molti suoi colleghi che hanno sostenuto gli sforzi dei figli per sfondare nel mondo delle corse (vedi Piquet, Rosberg, Mansell, Villeneuve, Fittipaldi, Andretti) Niki non ha aiutato suo figlio Mathias. La sua lezione è forte e chiara: non conta chi sei, ma la tua motivazione davanti a tutto.
  2. L’incidente e il rientro: la passione senza limiti. Rientrare in pista a quaranta giorni dallo schianto al Nürburgring con le ferite ancora aperte e doloranti, indossando un casco di due taglie in più per non stringere troppo le bende sulla testa, fu qualcosa di inaudito, di mai visto prima. Una passione e un amore senza eguali per le corse, ripagati da un piazzamento in gara a un soffio dal podio.
  3. Il ritiro sotto il diluvio: la prova del coraggio. Il coraggio dimostrato nella gara del rientro non fu nulla a confronto di quello dimostrato nella gara finale del campionato, quella decisiva che avrebbe assegnato il titolo. Il coraggio dell’uomo che riconosce la paura. Dentro il pilota c’è l’uomo: Niki ebbe il coraggio di ammettere la paura, ma soprattutto di trarne le dolorose conseguenze: la perdita del titolo.
  4. L’uscita da Ferrari: non accontentarsi mai del successo. Sino al 1977 con Niki Lauda, nella storia quasi trentennale della Scuderia Ferrari in Formula Uno era sempre stato il Commendatore a decidere il pilota da licenziare o il nuovo talento da ingaggiare. Nessun pilota aveva mai osato lasciare di propria iniziativa la Scuderia di Maranello. Niki lo fece, fu il primo ad andarsene e per di più con il titolo di campione del mondo in tasca. Naturalmente fu scandalo. Avrebbe potuto restare, ma l’uomo preferì una nuova sfida, un nuovo progetto da far crescere con il rivale storico della Ferrari, l’Alfa Romeo (un progetto che nacque male e che finì peggio).
  5. L’impronta “business oriented”: il senso degli affari. Niki è stato il primo ad aver trasformato le sponsorizzazioni del pilota da corsa in un vero e proprio business. Il suo è stato un approccio che ha ridefinito completamente i guadagni dei piloti aggiungendo all’ingaggio del team tutto il business generato dalle sponsorizzazioni e dalle pubblicità. Nessun pilota aveva saputo guadagnare quelle cifre prima di lui. Aprì la strada che tutti gli altri piloti anche in altre discipline hanno seguito fino ad oggi.
  6. La sicurezza. L’esperienza dell’incidente ha sicuramente influenzato il rapporto di Niki con la sicurezza dei circuiti e dei piloti. I presidi medici fissi obbligatori sui circuiti, le ambulanze seminate sul percorso dei tracciati di gara, la figura di un medico che seguisse il circo della Formula Uno per prestare cure e assistenza immediata ai piloti nacquero grazie al suo contributo. Per quanto riguarda la sicurezza dei piloti, nella stagione del 1979 fu il primo pilota a indossare una tuta speciale progettata dalla Nasa. Anche in questo settore il suo coinvolgimento è stato determinante per lo sviluppo futuro degli standard di sicurezza dello sport automobilistico.
  7. Il primo abbandono: la creatività alimenta una nuova passione. Per tutti i piloti prima o poi arriva il momento di fermarsi e di appendere il casco al chiodo, quindi l’abbandono delle corse di per se non è una novità. Ma il fatto che Niki lasciasse le corse per mettere in piedi una compagnia aerea, quella sì che fu una novità: nessun pilota a fine carriera aveva intrapreso un progetto imprenditoriale di una simile portata, per di più a soli trent’anni. Non era certo l’unico pilota da corsa appassionato di volo (Gilles Villeneuve pilotava il suo elicottero, Graham Hill il suo jet personale), ma Niki fu il primo e l’unico a prendere il brevetto per pilotare diversi tipi di aerei di linea.
  8. La Lauda Air: il coraggio dell’imprenditore. Quando Niki aprì la sua compagnia aerea dimostrò lungimiranza e ancora una volta un grande coraggio, ma questa volta imprenditoriale. Sembrava una sfida impossibile: un privato, seppure con un nome eccellente, in concorrenza diretta con la compagnia di bandiera austriaca. Eppure Niki seppe scommettere su una nicchia ignorata dai principali player del mercato e scovò il suo oceano blu: aprire nuove rotte per collegare l’Europa centrale con il Medio Oriente (paesi arabi) e l’Oriente. Oggi ci pare ovvio che ci siano tali rotte, ma a quel tempo - ricordo che stiamo parlando del periodo a cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primissimi anni Ottanta - non era così, in quegli anni non esistevano. Niki aveva visto giusto con buon anticipo e su questo successo costruì una compagnia aerea che presto aumentò e diversificò le rotte e impiegò migliaia di dipendenti.
  9. Rientro vittorioso in pista: massima determinazione. Neppure tre anni dopo l’abbandono dalle corse Niki decise che era tempo di tornare in pista con i colori della Lauda Air sul casco. Sapeva che l’azienda era finalmente avviata e funzionava anche senza il suo coinvolgimento diretto. La novità in questo caso non fu il suo rientro. Fu il fatto che tornò a vincere dopo solo tre gare. Rientrò scegliendo il miglior progetto del mercato: il McLaren Project 4. Di lì a due anni, nel 1984 vinse il suo terzo titolo iridato: sino ad oggi nessun altro pilota tornato a correre in Formula Uno dopo un periodo di interruzione dalle gare è riuscito a vincere il campionato del mondo.

Niki Lauda