Non Ho Paura Di Sbagliare
Nella breve video intervista Gregory Colbert evidenzia come la sua vita sia costellata di cadute e di errori prima di aver conosciuto il successo e di aver dato un senso al suo percorso personale e professionale. Chip Conley (Hotels Joye de Vivre), Tony Hsieh (Zappos), Martin Varsawsky (Fon Speaeks), Nick Hanauer, Reid Hoffman, lo stesso Richard Branson sono solo alcuni tra gli imprenditori seriali di maggiore successo. L'aspetto più interessante che unisce questi e molti altri personaggi tutti diversi tra loro è che al contrario di quanto si può pensare, non sono in affari per arricchirsi sempre di più. Perseguono tutti uno scopo ed un proposito diverso, inseguono una visione che risponde a un interesse interiore superiore e più profondo che va oltre il semplice accumulo di ricchezze patrimoniali. La motivazione principale è la passione, fare ciò che di più amano. C'è tuttavia un altro aspetto collegato al concetto di imprenditore seriale che mi appassiona. Soltanto una piccola parte di tutte le imprese e dei progetti che questi personaggi hanno posto in essere si sono trasformate in business di successo. E tutte le altre che fine hanno fatto? Le altre imprese sono fallite perché non hanno dato i risultati attesi. Sono diventate però materia prima di studio, preziosissime opportunità per "aggiustare il tiro" e riuscire meglio nei tentativi successivi. In alcune delle storie personali di questi imprenditori seriali, risulta molto chiaro come alcuni errori iniziali sono risultati quasi provvidenziali per imparare a evitarne di ben più gravi alla seconda occasione. Errore e fallimento quindi non sono da demonizzare, bensì da valutare per il tesoro di esperienza che contengono e che possono trasmettere, insegnare. Trovo interessante questo testo pubblicato dalla UE per superare la stigmatizzazione dei fallimenti aziendali che illustra come l'errore diventa un'opportunità che fortifica e solidifica l'azione dell'imprenditore, nei suoi tentativi successivi.
"Le analisi suggeriscono che gli imprenditori che falliscono imparano dai loro errori e hanno in generale un tasso di successo superiore la seconda volta[16]. Coloro che ritentano hanno di solito una crescita più rapida rispetto alle imprese di nuova creazione[17] e dopo cinque anni le loro imprese hanno un buon tasso di sopravvivenza. Le ricerche sui profili degli imprenditori di successo mostrano che il 18% aveva già gestito un'impresa. Il 6% ne aveva già gestite due o più[18]."
Una cultura incapace di imparare dai propri errori non ha nessuna possibilità di migliorare.



