I marziani e la piazza

Ciao Luca, Inizialmente volevo lasciare un commento al tuo post “I marziani e la piazza”, ma l’ispirazione mi ha spinto a risponderti con un nuovo post.

Ho come l’impressione che le tue domande (“ma la politica è mai stata capace di parlare il linguaggio della gente?” e “non è che la gente non è più capace di parlare il linguaggio della politica?”) siano due facce della stessa medaglia.

L’irritante scollamento dalla realtà della Signora Bindi al quale fai giustamente riferimento, sono certo sia dello stesso tipo che ho riscontrato tra i dirigenti di alcune realtà italiane. Per non fare nomi parlo di Mondadori, di Finegil, di RCS, di De’ Longhi e potrei continuare. L’arroganza con cui molti dirigenti si oppongono a proposte di cambiamento esprime tutta la loro inadeguatezza di fronte alla situazione. Il che mi porta a ritenere che il problema del profondo scollamento dalla realtà non investa solo la politica, ma che spesso riguardi anche il mondo economico e produttivo: e le conseguenze nefaste non tardano a manifestarsi in un ambito come nell’altro. 

Vedi Luca, credo proprio che l’arroganza del dirigente d’azienda che chiude la porta all’innovazione sia della stessa fatta di quella della Bindi che per capirci, se ne esce affermando che non è ancora venuto il momento di Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri...! E ti ci scappa pure da ridere! Per anni non hanno deciso, hanno tirato a “fare melina”, non hanno voluto o non hanno saputo decidere ed ora, come era inevitabile, qualcuno lo fa al loro posto.

Per quanto riguarda la seconda domanda, non sono sicuro che la gente non sia più capace di parlare il linguaggio della politica. Di certo concordo sul fatto che in molte piazze si è visto e sentito troppo-tanto populismo di ogni genere. Tuttavia ritengo che ci sia un segnale importante da non sottovalutare affatto. La gente oggi ha nuovi strumenti per parlare, ma soprattutto per capire meglio e quindi per smascherare tutti i personaggi che nei diversi ambiti della società si oppongono al cambiamento. L’effetto dei social media è proprio questo. Non per niente se ne fa un gran parlare. Senza l’inesorabile velocità dei network sociali e senza la loro trasparenza, credi davvero che saremmo arrivati alle dimissioni della Singora Bindi? Io dico di no. Anche se il linguaggio dei social media risulta spesso grossolano e non filtrato, rivolto più alla pancia che alla mente, penso che in questo caso la sostanza prevalga sulla forma. Personaggi come quelli ai quali ho accennato sai perché sono rimasti a galla per così tanti anni? La gente in qualche modo ha lasciato correre perché stava troppo bene. Ora invece che iniziamo tutti a stringere la cinghia la musica cambia. L’arroganza (che ricordo fa rima con incompetenza e con ignoranza!) si è fatta strada in politica e nelle aziende - non parliamo della PA per non sparare sulla Croce Rossa! - perché non ha trovato la necessaria resistenza. Ecco perché trovo molto illuminante questa citazione di Edward Gibbon, un famoso storico inglese vissuto alla fine del 1700 che scrisse:

Atene perse la libertà e fu conquistata nel momento in cui la libertà che auspicava per la maggioranza dei suoi cittadini divenne libertà dalla responsabilità.

Ora che la massa si è risvegliata (pungolata dai primi morsi della fame) l’auspicio è che tra i “numerosi che si immergono nella politica militante” ve ne siano sempre di più che sono consapevoli delle responsabilità civili di fronte a tutta la collettività. Sarebbe un gran bell'inizio.

Grazie Luca per avermi dato l’opportunità di scrivere questo post.