Evangelisti dell’Innovazione o Consulenti: Facciamo Chiarezza

Un ringraziamento innanzitutto a Key4Biz e Paolo Franzone di NetSquare osservatorio Netics per l’opportunità di illustrare e chiarire il ruolo dell’evangelista dell’innovazione.
Servono evangelisti dell'innovazione per generare miliardi è l'articolo pubblicato da Key4Biz nel quale rilevo un uso a mio avviso improprio del concetto di evangelista dell’innovazione e in qualità di unico evangelista dell’innovazione attualmente in Italia, vorrei condividere i miei “2 centesimi” di pensiero.
Perché uso improprio? Innanzitutto perché nell’articolo risulta chiaro il riferimento a figure professionali altamente specializzate nel campo digitale, informatico alle quali assegnare il compito di convincere i target di riferimento che il digitale conviene. Figure che vanno benissimo, ma siamo semplicemente in presenza di consulenti “skillati” dotati di background tecnico e di business in grado di spiegare e interfacciarsi con piccoli esercenti, imprenditori, albergatori per aiutarli a capire vantaggi pratici e ritorni economici del digitale. Il ruolo dell’evangelista è ben altro. Non è diffondere novità tecnologiche, strumenti o tattiche: oggi l’e-commerce, domani il marketplace, dopo domani la realtà aumentata, poi chissà.
Certamente il digitale conviene, a tutti, purché vi sia la consapevolezza che il digitale da solo non rappresenta l’innovazione. Il digitale senza cultura è solo una novità (tecnologica). Ciò che oggi invece fa la differenza non è la novità in più, bensì il modo di gestire l’innovazione ed il ritmo sempre più elevato del progresso tecnologico, in modo tale da non esserne travolti e da riuscire ad anticiparla o – meglio ancora – ad andarle incontro. Ecco la vera sfida.
L’articolo fa inoltre riferimento all’aspetto economico, ovvero al “chi li paga?” e ipotizza un budget di 300 milioni per mille evangelisti in quattro anni. Nulla in contrario a pagare bravi consulenti che svolgono un servizio di intermediazione utile tra consumatori-utenti e provider di servizi e tecnologie. Tuttavia credo sia opportuno ribadire ulteriormente che il ruolo dell’evangelista è tutt’altra cosa. L’evangelista svolge un’opera di divulgazione per vocazione, perché sinceramente appassionato dall’argomento e convinto dell’importanza di divulgare la cultura dell’innovazione: da ciò deriva buona parte della sua credibilità.
In conclusione le differenze tra i due ruoli, soprattutto dal punto di vista del cliente, mi sembrano sostanziali: uno vende servizi o prodotti, l’altro valorizza le persone; uno è intermediario, l’altro agisce per una causa; un ruolo per definizione determina un aumento dei costi, l’altro sviluppa consapevolezza. Due livelli distanti, non conflittuali, forse complementari, ma certamente non sovrapponibili.



